AlfredoG
Delle arti e dei mestieri

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Titolo Delle arti e dei mestieri
Autore AlfredoG
Genere Narrativa      
Pubblicata il 20/02/2009
Visite 2903
Punteggio Lettori 110
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  59
ISBN 978-88-7388-216-9
Pagine 134
Prezzo 10,00 €
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L’ABUSIVO


Persone, sono persone anche quelle che, rivendendo momentaneamente uno spazio pubblico, sbracciando come se stesse atterrando un jet, fischiano come se la tua utilitaria avesse oggi una minigonna mozzafiato.

Sono persone che, consapevoli del loro “non ruolo”, prendono una borsa della “tua” spesa già pagata e chiedono di accompagnarti lì dove il peso godrà del suo alleviarsi momentaneo e dove la circolazione delle mani prenderà di nuovo a fluire.

Sono persone che hanno una famiglia e a volte, la loro famiglia è un’osteria, lì, giusto dietro l’angolo.

Sono persone lì, semplicemente.



Mi è capitato spesso di parcheggiare un’auto. Dopo soli quindici anni di patente, forse l’avrò parcheggiata troppo, per una mia fama di chilometri interrotti, oppure troppo poco. Sicuramente i miei tratti di spostamento non sono mai stati troppo lunghi. Sono stati tratti lievi e mai controvoglia. Solo che per affermare cosa sia stata la “controvoglia” avrei dovuto ricordarmi perfettamente della voglia, in un particolare momento. Sono chilometri fatti senza rammarico verso destinazioni, chilometri fatti verso un bar; ora, col cinismo della distanza accumulata nel battistrada, sono solo chilometri. L’accaduto che ricorderò perfettamente è di non essermi mai spostato verso destinazioni richiedenti più di un pieno di gasolio per viaggio. Ho sempre pensato che si trattasse fondamentalmente di pigrizia, e ne ho avuto la conferma poiché, da qualche giorno, incrocio un personaggio nel freddo approssimarsi del Natale.

Forse chiunque potrebbe essere immortalato tra le pagine, intorno ad un natale. Ma lui è diverso, è mio.



Basso, tarchiato, col naso perennemente rosso, e non dal freddo, lui saluta tutti. Quando il naso nel bicchiere lo illumina d’immenso, saluta tutto.

L’altra sera lo vidi giocare con un pargolo, appena uscito dal catechismo, uno di quei bimbi saltellanti; bambini che nell’immaginario collettivo portano la loro perenne cartella sulle spalle. Lui, l’abusivo, era orgoglioso d’aver lasciato quella cartella chissà dove, forse all’osteria, lì all’angolo.

S’accompagnarono per una buona parte di strada e per niente si disinteressarono di “due occhi” che si muovevano nella non freddissima nebbiolina di dicembre. Ma pungente.

“Due occhi”, quelli noti, che solitamente si muovono col bavero sollevato, da occhi anonimi ed amorfi. Di quei “due occhi”, ne vidi altri.

Loro due erano impegnati nel percorrere un centinaio di metri assieme, e pareva che il bambino, stanco del dogma del catechismo, vedesse in quel uomo, sebbene un po’ maleodorante, il praticarsi obbligatorio di ciò che si è appreso.

- Campane -

“Due occhi”, non vollero disturbarli e forse per taccagneria, quegli occhi, che impugnavano una moneta di un euro nella mano sinistra, la rimisero in tasca, una tasca grande.

Tornarono, quegli occhi dopo qualche ora e non v’era più nessuno.

“Gli occhi tornano sempre”.

Sono una costante per chi fitta lo spazio che, magari, non è suo, ma ne sente l’odore provenire dall’osteria stabilmente dietro l’angolo.



Un rumore di uno sportello, di nuovo, il passeggiare lento su di un marciapiede, vicino ad una chiesa, un cenno col capo appena mosso, come un segno di croce in silenzio.

“Due occhi” ed un “buonasera” appena inteso, uno sparo nel buio, un petardo, un gatto nero che fugge. Il silenzio. Ancora.

Il cappellano officerà solo tra un’ora, solo allora quel luogo vivrà di consuetudini ed il gatto bianco guarderà da un muretto una ciotola con poca acqua.

Le prime pie donne si scorgono in lontananza lì sulla destra, saranno almeno a centinaia di metri, ma l’abusivo saluterà anche loro con il suo “buonasera” lento.

Non pagheranno, non l’hanno mai pagato. Un lampo e “due occhi”. Pioggia fine.



Stasera va meglio, “due occhi” ed un sorriso sulla luna, di fretta. Passo svelto, l’abusivo seduto sul muretto, passano di corsa gli occhi, la messa è già finita da un pezzo, te n’accorgi dalle pie donne che si allontanano lì, verso la sinistra. Le vedi aggiustarsi il colletto di visone finto sotto i lumi pubblici; quelle luci che le fanno sentire protagoniste di una passerella, troppe volte calcata. “Due occhi” non hanno monete, fanno un cenno come per dire: “ci vediamo domani”. Affrettano il passo.

Lui segue, si piazza davanti, una macchina accende.

Accelera, l’auto sta per uscire, e lui con un urlo la blocca:

- Aò dottò, piano, andate piano! Piano.

Fuggono “due occhi” nell’auto. C’è fretta. Evitano un furgone in corsa.



Domani. Mattina presto, “due occhi” avranno una moneta in tasca, il resto di un amaro, preso con un amico che divide i sorrisi, i pianti, gli amori.

La vita.

Gli amari.

Cercheranno la tasca più piccola che hanno a disposizione, per conservarla e consegnarla all’abusivo. Una di quelle tasche dove la mano non entra mai.

Attenderanno, “due occhi”, il solito “buonasera”.

Lento.

Opera n°134757 di Liberodiscrivere

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